Finalmente qui.
Sono passati i primi quattro giorni ma mi sono sistemata solo ieri.
Domenica arrivo, prendo un taxi, scendo davanti al Peter's (che alla fine esiste davvero), entro e vado incontro sorridente al proprietario (che riconosco perché sul sito c'è la foto).
Lui mi guarda, sorride, alza gli occhi al cielo e dice: noooo!!! mi ero dimenticato che era oggi!!!
E inizia così l'avventura azzorriana.
Chiamiamo la signora Maria de Fatima Felix che mi affitta la casa, questa arriva col marito, mi caricano in macchina e mi portano su su su, che più in alto non si può, tra prati verde irlanda e mucche libere. La casa è un stanza minuscola, con un bagno e basta. La cucina? Eh, no.. 150 euro, cosa puoi pretendere...Giusto. Basta quel fornetto a microonde lì. Tanto mangi dal Peter's, no?
Eh...
Sistemo le mie cose, ma non tutte tutte, faccio solo finta perché già me lo sento che non starò lì per molto tempo... Vado a fare il giro di perlustrazione della città.
Fatto. Dopo un'ora e mezza, inclusi venti minuti di cuore a mille e muscoli tesi sulla strada per tornare lassù, ho girato tutta Horta.
Nel frattempo sono riuscita a tornare da Seu Zé (così si chiama il capo) per dirgli che quel posto è impossibile e che non posso fare una vita così per due mesi. Ecco.
Dice che ho ragione, hanno cercato troppo in fretta e non si sono resi conto di quanto fosse scomodo.
Lunedì mattina entra in azione Ana Luisa, la nipote del capo, che sente un'amica di sua madre che ha delle stanze. Fatto, martedì mi trasferisco, torno a zero metri s.l.m. Nel quartiere di Angustias (no,non è come sembra), tra la marina di Horta (dove lavoro) e Porto Pim (dove vado in spiaggia. Antonio Tabucchi ha scritto un racconto su Porto Pim, lo trovate più giù).
E insomma l'umore ha cominciato a migliorare.
Ieri ho iniziato a lavorare. Mi aspettavano là in cucina, si faceva un gran parlare di questa italiana.
Tutti quelli che ho incontrato fin'ora mi hanno chiesto di cucinare pasta e pizza e di insegnargli un po' di italiano.
Ogni giorno devo decidere un piatto italiano da mettere nel menù, ieri è stata la volata della pasta all'amatriciana e ha spaccato. Oggi pasta con le sarde, l'uvetta e il finocchio selvatico, di cui l'isola è ricoperta. Fa ridere, perché vanno in delirio, sto acquisendo autorevolezza nella cucina del Café Sport, diciamo...
Sto imparando a fare anche un sacco di cose, per ora soprattutto dolci.
Sono tutti gentili e disponibili, anche se la sera, all'ora di cena, non c'è più spazio per sorrisi e complimenti, è l'inferno e volano coltelli e insulti (io non sono ancora stata colpita).
C'è tanto da fare, si corre, mi dà l'idea che non siano il massimo come organizzazione, ma capisco anche quanto sia difficile stare dietro a tutte quelle ordinazioni. Tra il caldo, il fumo di carne e pesce che grigliano in continuazione, i mille input al secondo che arrivano, i vaffanculo che volano tra cuochi e camerieri ieri sera, verso le 22:45, a un quarto d'ora dalla fine del turno, ho pensato di lasciarci le penne; ho voluto dare un segno della mia stanchezza lanciando un piatto per terra.
Foto 1: spiaggia di porto pim (dove non ho ancora fatto il bagno perché l'acqua é fredda)
Foto 2: Marina da Horta (di fronte a dove lavoro)
Foto 3: Vulcano di Pico (l'isola di fronte) dalla salita per tornare alla vecchia casa